Tipologia del corallo e storia della lavorazione torrese

IMa cos’è il corallo?

Il corallo è uno scheletro calcareo, costituito da carbonato di calcio, prodotto da colonie di micro-polipi tramite le loro secrezioni.

Si parla spesso di corallo confondendolo con le barriere coralline Australiane.

Invece, bisogna subito specificare che nell’ambito della gioielleria vengono utilizzati dei coralli, pescati a profondità molto elevate, 50-200metri, e provenienti da mari differenti: o dal Mar Mediterraneo o dal Pacifico, nei mari intorno al Giappone.

Infatti nelle nostre lavorazioni si parla di due tipologie di corallo:

Il corallo del Mediterraneo (Corallium rubrurum), pescato in tutte le sue coste, a partire da quelle della Sardegna, a tutta la dorsale Tirrenica, alla Sicilia, alla Francia, alla Spagna e tutto il nord Africa;

Questo corallo è comunemente definito Sardegna, dall’antica tradizione di pesca diffusasi nell’isola ed ha la caratteristica di essere totalmente rosso senza macchie bianche al suo interno e generalmente di dimensioni piccole (Pezzi da 16mm sani sono considerati pezzi molto grandi).

Per la sua omogeneità di colore il corallo del Mediterraneo è utilizzato soprattutto per la creazione di produzione liscia, vale a dire collane (a Pallini, a barilotti a cannette… ) o cabocion, pallette, Pendoli etc..

 

Del corallo dei nostri mari c’è da sottolineare un’unica eccezione al colore al rosso, data dal corallo di Sciacca, che prende il nome dalla città siciliana di fronte alla quale veniva pescato questo corallo.

Tale corallo ha una tipica colorazione arancio-arancio nero, dovuta alla presenza di un vulcano sottomarino nelle acque antistanti Sciacca, che influisce sulla crescita dei coralli donandogli questa tipica colorazione.

  

La seconda tipologia di corallo, da noi utilizzata, è quella pescata nell’oceano Pacifico (Corallium Japonicum, Elatius, secundum), comunemente detto Giappone, perché qui si era radicata l’antica tradizione della pesca, ma pescato soprattutto oltre che al Giappone anche intorno ai mari di Taiwan ed Hong Kong fino ad arrivare alle isole Mid-Way.

Questo corallo si differenzia dal mediterraneo per la presenza delle macchie bianche al suo interno, per la grandezza e per la varietà di colori a seconda della percentuale di ossido di ferro contenuto all’interno, bianco, bianco-rosato, rosa, arancio e naturalmente  rosso in varie sfumature, fino ad un rosso molto scuro e raro, che viene chiamato MORO e che è considerato il corallo più bello e raro e di conseguenza il più costoso.

Di rara bellezza e anche la famosa PelleD'Angelo, vale a dire la parte più bella del corallo rosa, che ricorda appunto la delicata pelle di un bambino.

 

Il nostro lavoro viene effettuato utilizzando le mole ad acqua e un piccolo trapano con delle frese diamantate. Durante la lavorazione il consumo di corallo genera della polvere finissima, bianca ed intangibile, che viene aspirata e di cui non è possibile un riutilizzo, contrariamente a quanto si vuol far credere.

Le cosiddette Paste di corallo o presunte specie di corallo Bamboo, non sono altro che plastiche o resine, che hanno valore di pochi centesimi. Un comune imbroglio per cercare di vendere qualcosa ad un valore che non ha!

 

In Italia i primi a dedicarsi alla pesca e alla lavorazione sistematica del corallo furono i trapanesi.

La lavorazione era quasi interamente nelle mani di ebrei che, costretti spesso alla fuga, portavano con sé i segreti del mestiere e li trasferivano lì dove si andavano a stabilire, ecco spiegate le cause dell’alterna fortuna di Genova, Trapani, Livorno, Marsiglia : le antiche capitali del corallo.

Torre del Greco già a partire dal 1400 si era dedicata alla pesca del corallo con i propri pescatori, che, forti della loro esperienza secolare, si spingevano con le loro coralline fino alle coste africane

Nel 1790 nel Regno di Napoli fu approvata la fondazione della Real Compagnia del Corallo, che avrebbe assegnato ai torresi il monopolio della vendita del corallo.

Sfortunatamente la compagnia non decollò, ma l’idea fu presto fatta propria dal marsigliese Paolo Bartolomeo Martin che nel 1805 ottenne dal re Ferdinando IV un permesso decennale (rinnovatogli poi sia da Giuseppe Napoleone che da Murat) di aprire una fabbrica a Torre del Greco. Successivamente gli apprendisti di Martin si misero in proprio fondando intorno al 1830 le proprie aziende. 

 

 

 

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